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Il nostro futuro è destinato a diventare sempre più tecnologico ed etereo, ci si avvia a una dematerializzazione imperante e imponente.

Questa impalpabilità dilagante e stupefacente affascina, stupisce e talora sconvolge, ma prima di concentrarci esclusivamente su dove andiamo, non dobbiamo perdere di vista da dove veniamo, per rimanere volutamente ancorati alle nostre radici, fondamenta incrollabili del presente e di un futuro da scrivere con professionalità, impegno e passione.

Il richiamo prepotente del “come eravamo” è un aspetto da non sottovalutare, un punto fermo che unisce quanti si riconoscono in una storia comune e condivisa. Il cinema e la moda strizzano l’occhio sempre più frequentemente al passato, non tanto con l’intento di far rivivere nostalgiche suggestioni rétro, ma con l’obiettivo di recuperare un patrimonio ricchissimo di ispirazioni, che non merita certo di essere accantonato in una vecchia soffitta, ma di essere svecchiato e riproposto con l’ausilio di altri linguaggi, allo scopo di rilanciare il già detto e visto, sotto nuove e inedite angolazioni.

Potrebbe essere dunque veramente interessante pianificare l’organizzazione di un evento, prevedendo questa appassionante sfida VINTAGE VS ACTUAL, giocando su questa contrapposizione, nella prospettiva di una proficua produzione di idee da perfezionare e sperimentare.

Un siffatto punto di partenza potrebbe diventare il tema dominante di un team building di sicuro successo, particolarmente utile, infatti, risulterebbe il confronto tra le diverse versioni di uno stesso prodotto, allo scopo di individuare le caratteristiche dei cambiamenti in rapporto a un arco temporale di riferimento e riscoprire, così, le ragioni del successo legato ai punti di forza provenienti indiscutibilmente dal passato, innegabile punto di partenza, ineludibile riferimento per un rinnovamento che affini, perfezioni, ma non rinneghi mai il valore di ciò che è stato.

Sarebbe veramente entusiasmante dar vita a una discussione parallela, utilizzando i post-it e le lavagne touch-screen, operando, in tal modo, attraverso due differenti aree di lavoro, afferenti alle diverse prospettive cronologiche in esame. L’organizzazione di un workshop ispirato a questo tema dovrebbe mirare essenzialmente al confronto costruttivo, alla ricerca di quella particolare idea che promuova l’inclusione del nuovo nel vecchio, la fusione armoniosa e totale tra gli echi ancora straordinariamente vivi di miti che rivestono tuttora un ruolo di primo piano nella cultura che permea il sostrato dell’immaginario collettivo e un futuro ancora in itinere.

Come si potrebbe ignorare, ad esempio, la potenza evocativa e immaginifica di un film di Fellini? Non dobbiamo necessariamente pensare alla famosa scena della fontana ne La Dolce vita, ma, soprattutto al realismo magico di “Amarcord” che rientra alla perfezione nel tema che stiamo trattando.

Come potrebbero i guru della comunicazione che ispirano i discorsi e, talora, anche i pensieri dei potenti del nostro tempo, non tener conto della grande lezione di vita di Gandhi e della forza straordinaria di I have a dream di Martin Luther King? E ancora, potrebbe l’haute couture del XXI secolo ignorare la virata rivoluzionaria della dirompente femminilità impressa nelle creazioni di Coco Chanel?

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito, ma quello che non deve mai mancare in qualsiasi nuova sfida ci si cimenti è sicuramente la tenacia nel perseguire i propri obiettivi, traendo linfa vitale dai sogni che alimentano la fantasia e favoriscono l’elaborazione di progetti sempre nuovi.

Darei tutti i miei giorni per un unico ieri.
Jim Morrison

Todevento.com
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