enit

La ricchezza della diversità culturale

Il mondo è un enorme e variegato crogiuolo non solo di etnie, ma anche di tradizioni che rispecchiano la storia e la civiltà di un popolo e che, proprio per questo motivo, meritano di essere rispettate e tenute nella giusta considerazione. La cosiddetta Cultural Diversity è una risorsa preziosa, un valore aggiunto di cui non si può parlare a caso, per non correre il rischio di banalizzare qualcosa di talmente profondo e radicato nell’anima di un popolo, da acquistare un’insospettabile connotazione di inattingibile sacralità.

L’organizzazione di un qualsiasi evento che preveda la presenza di partner internazionali deve tener conto delle peculiarità legate alle tradizioni dei Paesi con cui si interagisce, perché un confronto interculturale condotto in modo consapevole e meticolosamente pianificato potrebbe trasformarsi in una collaborazione sinergica e altamente soddisfacente da ambo le parti, ma potrebbe anche sfumare per piccoli incidenti diplomatici, la cui sconcertante banalità potrebbe creare disorientamento e provocare fratture insanabili a livello relazionale.

Dobbiamo partire dal presupposto che il mondo sia un serbatoio inesauribile di stimoli alimentati dalla diversità di pensiero e dai molteplici percorsi di civiltà che hanno reso possibile annullare distanze abissali e penetrare nell’universo sconosciuto di popoli che hanno per secoli coltivato gelosamente un orgoglioso isolamento, nel timore che il loro ricchissimo patrimonio sapienziale ed esistenziale venisse in qualche modo sminuito se non alterato dall’intrusione del mondo occidentale. Le differenze sono la linfa vitale del cambiamento in positivo dell’economia e della forma mentis di un’umanità sempre più aperta all’inclusione, un’umanità che non è più disposta ad innalzare barriere, ma che mira a veicolare la cultural diversity in un’unica direzione: quella del progresso e dell’emancipazione dei popoli.

Bisogna essere in grado di abbracciare e far proprie le diversità nel momento dell’incontro senza rimarcarle, nell’ansia di fare in modo che tutto sembri perfetto. Non si può prescindere, in primo luogo, dalla conoscenza delle lingue, l’inglese principalmente, ma anche un approccio consapevole agli idiomi orientali permette certo di spiccare.

Inoltre, è fondamentale conoscere tutte le regole del bon ton internazionale, anche una semplice stretta di mano richiede la conoscenza delle usanze degli ospiti provenienti da altri paesi, gli austriaci, ad esempio, privilegiano strette brevissime, ma decise, in Belgio, addirittura, si attende che sia la donna a porgere la mano per prima. Bisogna fare molta attenzione anche a mantenersi sempre sul vago e a non fare mai domande troppo sfrontate e private, per evitare di sembrare troppo curiosi e inclini al pettegolezzo, i canadesi, in particolar modo, odiano l’intrusione nella propria privacy. I giapponesi evitano il più possibile il contatto fisico e per salutare in modo formale sono soliti inchinarsi creando un angolo di 30 gradi. In presenza di ospiti giapponesi, inoltre, i gesti devono essere misurati e devono rispondere a regole ben precise, guai a indicare qualcuno usando solo l’indice e non tutta la mano, potremmo dare l’impressione di minacciare, i toni di voce troppo alti risultano particolarmente sgradevoli, i rumori molesti disturbano e impediscono un sereno svolgimento dell’incontro. Anche invitare a pranzo i nostri ospiti richiede particolare attenzione, per i cinesi condividere il cibo non è solo un momento per stare insieme, ma diventa importante occasione per prendersi cura degli invitati e loro si aspettano, ovviamente, lo stesso comportamento da chi li accoglie in un paese straniero.

È importante incontrare il favore dell’ospite coinvolgendolo nella preparazione di un evento che includa il momento conviviale e, alla fine, si avrà veramente la sensazione di aver fatto qualcosa di bello ed importante. Nel caso dei cinesi, chiedere all’ospite se preferisce l’Hong Shao Rou al posto del pollo alle mandorle, adottato ormai a pieno titolo dalla cucina occidentale, o valutare insieme la possibilità di includere nel menu il caratteristico Zha Xie, a base di granchi freschissimi, sarà interpretato come un segno di enorme rispetto nei confronti della cultura di provenienza.

La regola fondamentale valida per gli ospiti di tutte le nazionalità è evitare l’eccessiva confidenza, essere cortesi e misuratamente gentili, ma mantenendo le dovute distanze è l’atteggiamento migliore. I russi, in modo particolare, non apprezzano affettate manifestazioni di cortesia da persone che conoscono a malapena, il galateo impone sempre il rispetto dei ruoli e dei gradi di conoscenza e di confidenza.

È bene non sottovalutare la scelta dei tempi, se avete organizzato una cena, non andare oltre un certo orario (19:00-19:30) prima di servire dato che, in molti paesi stranieri, come la Russia, ad esempio, si cena dalle 18 in poi e, soprattutto, è di grande importanza la puntualità! Il ritardo dà la sensazione di disinteresse e scarsa affidabilità. Il rispetto della diversità culturale passa necessariamente attraverso la conoscenza dei canoni di comportamento e documentarsi nel modo più appropriato diventa un obbligo nonché un valore etico morale di tutte le aziende che interagiscono con partner internazionali e che hanno l’onere e l’onore di confrontarsi costantemente con realtà profondamente diverse, destinate a incidere in misura sempre maggiore sull’economia di molti paesi.

Essere aperti e disponibili ad accogliere il contributo offerto da una cultura “altra” è il prerequisito indispensabile per chi intende sobbarcarsi il prezioso e delicato compito di organizzare un evento che abbracci le diversità in modo naturale, favorendo una fertile osmosi di cultura e rispetto reciproco nel segno di un’integrazione sostenibile che si ponga a fondamento di relazioni economiche e culturali che non annullino, ma accolgano il contributo della diversità in primis come insegnamento e poi come strumento di arricchimento di un pragmatismo aziendale in progress in direzione dello scambio e del dialogo trans-culturale.

Nel mondo non ci sono mai state due opinioni uguali. Non più di quanto ci siano mai stati due capelli o due grani identici: la qualità più universale è la diversità.
Michel de Montaigne

Todevento.com
About the author

Leave a Reply